Minibond, cosa sono e come funzionano

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I minibond (prestiti obbligazionari) sono strumenti di debito a medio termine per le piccole e medie imprese destinati ai piani di sviluppo e ad operazioni di investimento straordinarie o di rifinanziamento aziendale. Rappresentano ormai uno dei principali, se non il più importante, canale di finanziamento alternativo al credito bancario, che non può più sostenere le imprese come in passato, sia per il rallentamento dell’economia che ha caratterizzato questi ultimi anni, sia per i vincoli sempre più stringenti del settore (Basilea 3, vincoli di liquidità).

Le caratteristiche principali di questo innovativo strumento di finanziamento sono le seguenti:

  • è un prodotto finanziario semplicissimo che consiste nella vendita del proprio debito ed il rimborso nel modo in cui ogni azienda reputa migliore per il proprio modello gestionale;
  • è un canale di finanziamento alternativo alle banche;
  • consente di ottenere immediata liquidità;
  • è regolato dalla legge (D.L. 83/2012 convertito dalla legge n. 134 del 7 agosto 2012, D.L. 145/2013 convertito dalla legge n. 9 del 21 febbraio 2014);
  • consente un regime fiscale agevolato;
  • accresce l’immagine aziendale e le possibilità di crescita sui mercati.

L’art. 32 del Decreto Sviluppo 2012 ha introdotto un set di norme che avvantaggiano sia gli investitori qualificati sia soprattutto gli emittenti non quotati, che possono collocare sia cambiali finanziarie (durata fino a 36 mesi) sia strumenti obbligazionari anche di tipo partecipativo (durata oltre 36 mesi).
L’elemento di grande interesse è determinato dal regime fiscale agevolato.
Il decreto prevede infatti la neutralità tra il regime fiscale applicato alle emissioni di società non quotate e quello più favorevole delle società quotate. Infatti ora, da un lato, anche per le società non quotate è possibile emettere strumenti finanziari deducendo per intero gli interessi passivi (fino al 30% del ROL) e, dall’altro, i sottoscrittori di titoli negoziati possono beneficiare dell’esenzione dalla ritenuta d’acconto sugli interessi e altri proventi finanziari percepiti.

Per diventare emittente di minibond e poter utilizzare questo strumento di finanziamento una impresa deve:

  • essere una piccola o media impresa di capitali (Spa o Srl);
  • avere un buon bilancio e non essere in difficoltà finanziarie;
  • avere patrimoni attivi e immobili;
  • avere un margine operativo EBITDA positivo;
  • operare in Italia;
  • avere buone prospettive di sviluppo e di continuità aziendale (dimostrate con un Piano Industriale);
  • gestire correttamente la Centrale Rischi Banca d’Italia;
  • presentare un adeguato rating di legalità, garantendo nel tempo la continuità del business, utilizzando un adeguato modello di gestione del rischio (Risk Management), mantenendo nel tempo la conformità alle leggi in campo ambientale, edilizio/urbanistico e della sicurezza dei lavoratori e gestendo un adeguato Modello Organizzativo per evitare le sanzioni previste dal Dlgs 231/2001 (responsabilità penale per le imprese).

I passi da compiere per emettere un minibond sono in estrema sintesi:

  • Fase 1. Due diligence interna dell’azienda affidata a consulenti industriali specialisti in campo gestionale e finanziario;
  • Fase 2. Elaborazione del Piano Industriale e acquisizione del rating esterno da primaria Agenzia;
  • Fase 3. Liquidazione/Quotazione sul segmento ExtraMOT PRO di Borsa Italiana.


Come si vendono i minibond?

Borsaitaliana s.p.a, al fine di favorire lo sviluppo degli strumenti di debito delle PMI, ha attivato un nuovo segmento – Extramot Pro – rivolto esclusivamente ad investitori professionali (nazionali ed internazionali). Le principali caratteristiche del mercato sono:

  • è economico: listing fees ridotte per le PMI;
  • è flessibile: requisiti per la quotazione meno stringenti;
  • è qualificante: per l’impresa emittente la quotazione su Borsaitaliana rappresenta una importante «vetrina» internazionale.


Perché un investitore dovrebbe comprare un minibond?

  • perché acquistare i Mini Bond emessi da una impresa produce per l’investitore una remunerazione del capitale investito molto interessante (si parte da Euribor + spread 6-10%);
  • perché il Piano Industriale dell’impresa emittente garantisce il rimborso dei titoli alla scadenza;
  • perché il merito creditizio dell’impresa emittente è certificato da un rating esterno assegnato da un’Agenzia leader in Italia.


Tasso di interesse, scadenza e periodicità dei rimborsi e del versamento degli interessi

Il tasso di interesse dipenderà da:

  • rischiosità dell’emittente;
  • premio per l’illiquidità dei titoli;
  • spread sulle obbligazioni corporate a parità di rating;
  • spread rispetto ai titoli di Stato di lungo periodo;
  • tipologia di titolo emesso;
  • presenza di eventuali garanzie;
  • durata e tipo di cedola.

In base a quelle che sono le esigenze finanziarie dell’impresa, ai flussi attesi di entrate che dovrebbero essere generati dal piano di investimenti, alla sua capacità di onorare il debito nel tempo, l’imprenditore e il gruppo di consulenti che lo affiancano stabiliscono la scadenza ottimale per la restituzione del prestito. Ovviamente si dovrà tener conto delle indicazioni del mercato e dell’interesse per l’operazione da parte dei potenziali investitori.

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di | 2017-06-10T13:20:17+00:00 26 giugno 2015|Categories: Finanza - Primo Piano, FINANZA DI IMPRESA|Tags: , |0 Commenti

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