Mini bond, rassegna stampa

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Mini bond, rassegna stampa

Cresce in Italia l’interesse per i mini bond come fonte alternativa al credito bancario. E’ tutto un susseguirsi di approfondimenti, eventi, iniziative ed affermazioni da parte degli operatori economici a sostegno di questo innovativo strumento per superare la morsa del credit crunch. Seguiremo in questo blog gli articoli che appaiono periodicamente sulla stampa con una selezione di articoli curata da Eidos Partners.
In particolare il Corriere della sera, segnala che sarà possibile realizzare operazioni come i “bond di distretto”, per finanziarie imprese diverse con un profilo di business omogeneo e che si trovano sullo stesso territorio. La Stampa invece informa che anche la Giunta regionale del Piemonte valuta l’emissione di mini-bond per permettere alle pmi di finanziarsi presentandosi direttamente agli investitori, con la Regione nel ruolo di garante.

Fisco e mini-bond: più facile dire addio alle banche  
Percorsi alternativi che diventano sempre più strategici per crescere e competere nei mercati globali. Il finanziamento attraverso gli sportelli bancari negli ultimi cinque anni è diventato una pratica meno utilizzata dalle piccole e medie imprese italiane. Così non accadeva nel passato. Basti pensare che circa l’80% del debito delle aziende è rivolto alle banche e il resto al mercato dei capitali. Una situazione specularmente opposta a quella che si registra in altri paesi come gli Stati Uniti.
È anche per questo che, da un paio d’anni, in Italia è cresciuta l’attenzione verso i minibond e gli strumenti di finanziamento alternativi al sistema creditizio.
«L’utilizzo di questi strumenti dovrebbe consentire all’apparato produttivo di essere meno collegato al mondo creditizio – afferma Francesco Caputo Nassetti, docente di diritto bancario all’Università di Ferrara-. Malgrado questo, la partenza del mercato è stata al di sotto delle aspettative. Considerando la difficoltà in cui si trovano le banche italiane, che hanno oggettivi problemi nell’erogazione di finanziamenti, e l’abbondanza di capitali non bancari disponibili ad investire in minibond appare in qualche modo paradossale questo mancato sviluppo. Le ragioni sono forse da ricercarsi nella scarsa conoscenza dello strumento da parte delle imprese medio piccole, dei costi ancora elevati legati alle emissioni nonché nella difficoltà di alcuni manager del credito a superare il modello tradizionale di banca per evolversi verso quello dell’investment banking. C’è da augurarsi che questi ostacoli possano essere rapidamente superati a beneficio della nostra economia. E anche dei bilanci delle banche.

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Con le nuove le agevolazioni fiscali, infatti, le imprese italiane potranno accedere a una più ampia platea di soggetti finanziatori come compagnie assicurative, fondi di credito e società di cartolarizzazione, allineando il Paese al resto d’Europa. «Tra le nuove misure introdotte – spiega Carlo Galli, partner di Clifford Chance e responsabile del dipartimento Tax – spicca la rimozione delle ritenute alla fonte sugli interessi dei prestiti provenienti da finanziatori professionali europei (banche, fondi e assicurazioni). Inoltre, con le modifiche alla legge sulla cartolarizzazione sarà, ad esempio, possibile organizzare emissioni da parte di più imprese a favore di veicoli che raccolgano la propria provvista anche presso investitori istituzionali esteri, i quali non saranno esposti al rischio di un unico prenditore. Si potranno così realizzare operazioni quali i “bond di distretto”, per finanziarie imprese diverse con un profilo di business omogeneo e che si trovano sullo stesso territorio».
Corriere della sera, 14 luglio 2014

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I mini bond attirano fondi pensione e previdenza
Sottrarsi alla stretta creditizia? Si può, anche in un paese dove l’indebitamento bancario rappresenta due terzi dei debiti finanziari delle imprese, contro una media dell’area euro del 50%. L’alternativa al credito bancario, meglio ancora, un canale di finanziamento complementare è rappresentato dalla possibilità, offerta anche alle piccole e medie imprese non quotate, di emettere titoli di debito a breve termine (cambiali finanziarie) e a medio lungo termine (titoli obbligazionari), i minibond, termine con cui sono indicate le obbligazioni di imprese non quotate.
«Ormai tutto il framework normativo è definito», conferma Andrea Arcangeli, senior  associate di Simmons
La Repubblica, 14 luglio 2014

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L’incontro in camera di commercio: Mini-bond sotto la lente
Un incontro dedicato ad approfondire il tema dei “mini-bond”, nuove opportunità di finanziamento per le imprese, andrà in scena mercoledì 16 luglio nella Camera di commercio di via Hassmann 11, dalle 17 alle 19. L’obiettivo è illustrare alle aziende partecipanti il mercato dei mini-bond, obbligazioni emesse da imprese non quotate, favorite da una serie di agevolazioni nei requisiti di emissione e nel trattamento fiscale. Dopo i saluti di apertura del Presidente della Camera di Commercio di Lodi Alessandro Zucchetti e del Coordinatore del Consorzio Camerale per il credito e la finanza Roberto Calugi, aprirà i lavori il Professore del Politecnico di Milano Giancarlo Giudici. Seguirà Gianluca Russo, Avvocato dello Studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton che traccerà il quadro normativo di riferimento, con focus sui vantaggi fiscali. Mauro Alfonso, amministratore delegato di Cerved Rating Agency chiuderà con una testimonianza di un’impresa emittente. «La crescita dell’economia reale non può prescindere da una seria ripresa degli investimenti dichiara Zucchetti , che le aziende possono pianificare e sostenere solo in una durevole prospettiva di accesso al credito. Le Pmi soffrono dell’eccessiva dipendenza finanziaria dal credito bancario. Benvenga quindi l’intervento legislativo».
Il Giorno, 8 luglio 2014

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Fondi europei. Due miliardi per rilanciare il Piemonte
In ballo ci sono circa due miliardi, le risorse da cui dipenderà lo sviluppo del Piemonte, ma anche la tutela delle fasce più deboli, nei prossimi anni: una chance da non perdere, legata all’approvazione dei programmi operativi da parte dell’Unione Europea.
Non a caso, la definizione di questi programmi, da presentare a Bruxelles entro il 22 luglio per ottenere i fondi, è stato uno dei primi punti affrontati dalla giunta regionale. Obiettivo: concentrare le risorse, significative ma non macroscopiche considerato che andranno spalmate su un arco di sette anni, su obiettivi utili e coerenti tra loro. Più risorse per la ricerca e l’innovazione, gestione integrata dei fondi, un sistema di valutazione dei ri sultati più efficiente, ma soprattutto una crescita che possa essere intelligente, sostenibile ed inclusiva: queste, in sintesi, le novità della programmazione dei fondi europei relativa agli anni 2014-2020 approvata ieri su proposta degli assessori De Santis (Attività produttive) e Pentenero (Lavoro). Il primo passo in vista dei progetti che verranno declinati nei prossimi mesi.
Due miliardi, si diceva: un miliardo circa a testa tra FESR-Fondo europeo di sviluppo regionale e FSE-Fondo sociale europeo. A questi si aggiungono 38 milioni riconosciuti dallo Stato a Torino e all’area metropolitana.
Sei gli obiettivi tematici sui quali verranno dirottati i fondi: innovazione e ricerca (37,5% dei fondi), agenda digitale (5%), competitività (25%), energia sostenibile (20%), agenda urbana (5%), sviluppo territoriale (3,5%), assistenza tecnica (4%). Capitoli diversi, accomunati da una strategia che punta a sostenere e sviluppare la base industriale, in primo luogo manifatturiera. Con un’attenzione specifica alle piccole e medie imprese, strette tra la crisi e la difficoltà di accesso al credito. Non a caso, nel contesto delle iniziative la giunta valuta l’emissione di mini-bond per permettere alle pmi di finanziarsi presentandosi direttamente agli investitori, con la Regione nel ruolo di garante. Un canale alternativo a quello degli istituti di credito.
La Stampa, 12 luglio 2014

di | 2017-08-02T17:26:03+00:00 17 luglio 2014|Categories: FINANZA DI IMPRESA|Tags: , , , , |0 Commenti

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