Economia circolare: il futuro è green

A. TroccoliAMBIENTE, ECONOMIA CIRCOLARE, INNOVAZIONE, Primo PianoLeave a Comment

Economia circolare: il futuro è green

Economia circolare: il futuro è green

L’economia globale si basa su un sistema che non funziona più: la scarsità di risorse, la crisi energetica e un’inadeguata attenzione nei confronti del benessere dell’ambiente stanno minacciando la sopravvivenza di tale sistema, mostrando i limiti del modello economico lineare basato sul principio “produci-consuma-dismetti”, secondo il quale i beni seguono un ciclo di vita ben preciso, dall’estrazione delle materie prime alla loro trasformazione, al consumo e per finire all’accumulo di rifiuti senza valore e dannosi per l’ambiente.

Tale sistema economico può essere reso efficiente solo se convertito in una serie di attività economiche legate a produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi che si traducano in un migliore benessere nel lungo periodo. In altre parole, guardare al futuro per migliorare oggi.

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo completamente innovativo, capace di generare un circolo virtuoso in cui i rifiuti della produzione e del consumo tornano a vivere, dando nuova linfa a un sistema basato sull’utilizzo sistematico di energie rinnovabili e la suddivisione delle risorse in prodotti biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e tecnici, destinati ad essere rivalorizzati e reinseriti nel processo secondo il postulato del “riduci- ricicla-riusa”.

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Rappresentazione schematica dell'economia circolare, con suddivisione tra prodotti biologici e tecnici

Rappresentazione schematica dell’economia circolare, con suddivisione tra prodotti biologici e tecnici

La conversione del sistema economico da lineare a circolare è una vera e propria rivoluzione economica e sociale, che parte dalla selezione dei materiali e dalla progettazione di prodotti più green, standardizzati e modulari, in grado di adattarsi a diversi usi e ambienti, e investe i processi di gestione e rigenerazione dei cosiddetti “scarti”: secondo questa visione innovativa lo scarto diventa ricchezza, mentre la materia inutilizzata è spreco.

Questi principi generali possono essere implementati in ogni attività esistente, soprattutto in un Paese come ltalia, in cui è preminente il ruolo di imprese che possono trarre formidabili benefici dall’applicazione dell’economia circolare: primo tra tutti il settore agricolo, che da solo produce 9 milioni di tonnellate di rifiuti e 20 milioni di residui agricoli, che potrebbero nutrire le filiere di compostaggio, bioraffinazione e digestione anaerobica; in realtà, ogni comparto del settore agroindustriale, muovendosi in modo autonomo, perde l’occasione di trasformare i rifiuti in ricchezza: gli scarti dell’industria agrumaria possono essere smistati nel settore mangimistico, quelli del vitivinicolo nella produzione di compost, e così via, in un circolo virtuoso che distribuisce benefici sia nella biosfera che nell’economia nazionale e comunitaria.

Secondo Rossella Muroni, presidente di Legambiente, intervenuta nei giorni scorsi al Forum nazionale sui rifiuti, in Italia sarebbero 199.000 i posti di lavoro creati in Italia grazie all’introduzione di imprese di economia circolare, distribuiti nel settore del riciclo, della bioeconomia, della ricerca e sviluppo, nonché nei settori alimentare, chimico, farmaceutico e biotecnologico.

Un esempio concreto di questo processo è l’industria dell’olio usato: il Consorzio Obbligatorio degli Olii Usati (COOU), attivo dal 1984, ha raccolto ad oggi oltre 5 milioni di tonnellate di olio usato da avviare alla rigenerazione: il riutilizzo di un rifiuto notoriamente pericoloso per l’ambiente ha consentito, oltre ai già citati benefici sull’occupazione, un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio in Italia di circa 3 miliardi di euro.

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Economia circolare applicata al settore agricolo

Economia circolare applicata al settore agricolo

Il Consiglio dell’Ambiente dell’Unione Europea è al lavoro per definire il pacchetto normativo dell’Economia Circolare; tale provvedimento ha come fine ultimo favorire la transizione verso uno sviluppo economico europeo basato su un’economia competitiva, orientata alla tutela dell’ambiente e sempre più indipendente dall’importazione di materie prime da paesi extraeuropei, dando vita nei prossimi anni a una struttura di governance a livello comunitario in grado di gestire il passaggio al nuovo sistema.

Il potenziale di risparmio economico, energetico e ambientale sarebbe notevole: la Commissione Europea ha stimato che, entro il 2030, sarebbe possibile registrare un risparmio a livello comunitario pari a 600 miliardi di euro, accompagnato dalla creazione di circa 580.000 posti di lavoro e da un taglio delle emissioni di gas serra di oltre 6 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% del totale globale.

In attesa dell’approvazione dei precetti europei, è possibile progettare oggi le industrie del domani; in un’ottica di economia circolare e green, ogni impresa, indipendentemente dalla sua dimensione, dovrebbe puntare a:

  • Innalzare il livello di tutela ambientale dell’azienda oltre le soglie fissate dalla normativa;
  • Anticipare l’adeguamento alle nuove norme non ancora in vigore;
  • Consentire maggiore efficienza energetica;
  • Realizzare impianti di cogenerazione ad alto rendimento;
  • Realizzare attività di riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti industriali.

Queste attività sono già realizzabili a tutto tondo, grazie anche a coperture finanziarie ad hoc pensate per gli operatori delle green industries, con contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato che interessano principalmente:

  • Impianti per la produzione di olio vegetale puro da alghe;
  • Impianti per la produzione di biometano;
  • Filiere agricole;
  • Progetti di ricerca, sviluppo e innovazione;
  • Impianti di cogenerazione ad alto rendimento;
  • Impianti di riciclaggio e riutilizzo di rifiuti industriali.
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