L’esperto risponde 2017-06-10T13:19:52+00:00

L’ESPERTO RISPONDE

Bando Grandi Progetti R&S, meeting organizzato da Imprese di Puglia e MendelsohnRiceviamo ogni giorno nuovi quesiti su tutti i temi dei nostri interventi per lo sviluppo e l’innovazione delle imprese. Le risposte saranno pubblicate nel nostro sito in forma di FAQ. Proponi il tuo quesito utilizzando il modulo presente in questa pagina. I nostri esperti ti risponderanno prima possibile.

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LE FAQ DELL’ESPERTO RISPONDE

La realizzazione di un impianto fotovoltaico per autoconsumo è ammissibile al credito di imposta cosiddetto “bonus sud”? 2018-03-09T20:07:35+00:00

BONUS SUD – Credito di imposta per investimenti nel mezzogiorno
Ammissibilità impianto fotovoltaico

Parere tecnico

L’acquisto di un impianto fotovoltaico per essere ammissibile alle agevolazioni deve soddisfare due requisiti fondamentali:

PRIMO REQUISITO

L’impianto deve far parte di un investimento in beni strumentali all’attività, configurabile in una delle tipologie di “investimento iniziale” previste dal regolamento comunitario n. 651/2014, che sono:

  • Nuovo stabilimento
  • Ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente
  • Diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente
  • Cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente

SECONDO REQUISITO

Qualora l’impianto fotovoltaico facesse parte di un programma di investimenti iniziale così come precedentemente individuato, l’acquisto dell’impianto sarebbe ammissibile laddove rientri nel concetto di “impianti” come chiarito nelle varie risoluzioni dell’Agenzia delle entrate (cfr. circolare 19 dicembre 2013 n. 36/E; circolare 19 luglio 2007, n. 46/E; circolare 11 aprile 2008, n. 38/E), quindi macchinari, impianti diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2 e B.II.3 dello schema previsto dall’art. 2424 c.c.

Si pone il caso dell’acquisto solo di un impianto fotovoltaico isolato non inserito in un più ampio programma di investimenti configurabile come “investimento iniziale”. In questo caso risulta evidente che l’acquisto non è da considerarsi spesa ammissibile al credito di imposta “bonus sud”.

Né si può affermare che l’acquisto di un impianto fotovoltaico, per il solo fatto che sia rivolto alla produzione di un nuovo prodotto (energia elettrica), possa rientrare nella tipologia di investimento iniziale definita “diversificazione della produzione”, in quanto il nuovo prodotto che si andrebbe a realizzare (produzione di energia elettrica) comporta, qualora non destinato all’autoconsumo, l’avvio di un’attività produttiva espressamente esclusa dalle agevolazioni previste dal “bonus sud”, così come previsto dal comma 100 dell’articolo 1 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208, così come modificata dalla Legge 27 febbraio 2017, n. 18 (conversione in legge del DL 29 dicembre 2016, n. 243).

IL CENTRO STUDI MENDELSOHN

Il credito di imposta investimenti Sud può essere utilizzato da aziende che si occupano di manodopera agricola? 2018-03-09T16:06:56+00:00

Con la Legge di stabilità 2016 è stato introdotto, per gli anni dal 2016 al 2019, un credito di imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo, nella misura massima del 20 per cento per le piccole imprese, del 15 per cento per le medie e del 10 per cento per le grandi.

Il decreto legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, ha modificato la disciplina del credito d’imposta, prevedendo tra l’altro:

  • l’estensione dell’agevolazione all’intero territorio della regione Sardegna;
  • l’innalzamento delle aliquote del credito d’imposta che sono stabilite nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020;
  • l’innalzamento delle aliquote del credito d’imposta che sono stabilite nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020;
  • l’aumento dell’ammontare massimo agevolabile per ciascun progetto di investimento;
  • la cumulabilità del credito d’imposta con altri aiuti di Stato e con gli aiuti de minimis, nei limiti dell’intensità o dell’importo di aiuti più elevati consentiti dalla normativa europea.

Per fruire del credito d’imposta, i soggetti interessati devono presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione nella quale devono essere indicati i dati degli investimenti agevolabili e del credito d’imposta del quale è richiesta l’autorizzazione alla fruizione.

Il beneficiario può utilizzare il credito d’imposta maturato solo in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite Entratel o Fisconline, pena il rifiuto dell’operazione di versamento, a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito d’imposta; inoltre, il comma 104 prevede che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento e che allo stesso non si applica il limite di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Tanto premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta suddetto tramite il modello F24, con la Risoluzione n 51/E del 04/0/2916, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il seguente codice tributo: · “6869” denominato “Credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno – articolo 1, commi 98-108, legge 28 dicembre 2015, n. 208”; pertanto, in sede di compilazione del modello di versamento F24, il suddetto codice tributo dovrà essere  esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di sostenimento dei costi, nel formato “AAAA”.

Al fine di comprendere l’effettivo utilizzo del suddetto credito è utile approfondire il dettato normativo dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241  che disciplina l’utilizzo in compensazione.

Fino all’entrata in vigore dell’articolo 17 del Dlgs n. 241/97, l’istituto della compensazione ha trovato applicazione limitatamente ai debiti e ai crediti relativi alla medesima imposta e risultanti da due dichiarazioni annuali successive.

L’articolo 17 del Dlgs 9 luglio 1997, n. 241, ha senz’altro avuto il pregio di modificare radicalmente le disposizioni in materia di riscossione dei tributi, prevedendo espressamente la facoltà del contribuente di compensare debiti e crediti d’imposta di diversa natura.

Con l’articolo 17 del Dlgs 9 luglio 1997, n. 241, come progressivamente “rimaneggiato”, si è superata la barriera “oggettiva” della compensabilità circoscritta all’interno dello stesso tributo e si è introdotto un ulteriore aspetto innovativo, ossia è stata resa possibile la compensazione anche quando i rapporti obbligatori contrapposti sono relativi a prestazioni di natura non tributaria ma previdenziale (contributi previdenziali e assistenziali, premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali).

Nella sua ultima formulazione in vigore dal 24/07/2017, l’art. 17 come modificato dall’articolo 3 del Decreto-Legge del 24/04/2017 n. 50, prevede che:

“1. I contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

  1. Il versamento unitario e la compensazione riguardano i crediti e i debiti relativi:
  2. a) alle imposte sui redditi, alle relative addizionali e alle ritenute alla fonte riscosse mediante versamento diretto ai sensi dell’articolo 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602; per le ritenute di cui al secondo comma del citato articolo 3 resta ferma la facolta’ di eseguire il versamento presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato; in tal caso non e’ ammessa la compensazione;
  3. b) all’imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi degli articoli 27 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e quella dovuta dai soggetti di cui all’articolo 74;
  4. c) alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto;
  5. d) all’imposta prevista dall’articolo 3, comma 143, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662;

d-bis) (lettera abrogata);

  1. e) ai contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative;
  2. f) ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
  3. g) ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;
  4. h) agli interessi previsti in caso di pagamento rateale ai sensi dell’articolo 20;

h-bis) al saldo per il 1997 dell’imposta sul patrimonio netto delle imprese, istituita con decreto-legge 30 settembre 1992, n. 394, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 novembre 1992, n. 461, e del contributo al servizio sanitario nazionale di cui all’articolo 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, come da ultimo modificato dall’articolo 4 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85;

h-ter) alle altre entrate individuate con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e con i Ministri competenti per settore;

h-quater) al credito d’imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche;

h-quinquies) alle somme che i soggetti tenuti alla riscossione dell’incremento all’addizionale comunale debbono riversare all’INPS, ai sensi dell’articolo 6-quater del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni.”

Esaminato l’art. 104 della Legge di stabilità 2016 che ha introdotto, per gli anni dal 2016 al 2019, un credito di imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel mezzogiorno; esaminato l’art 17 del D. lgs. 9 luglio 1997, n. 241 che disciplina l’istituto della compensazione in ambito tributario, si ritiene di poter affermare che il credito di imposta scaturente ai sensi dell’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 recante codice tributo  “6869” denominato “Credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno – articolo 1, commi 98-108, legge 28 dicembre 2015, n. 208”, ai sensi del comma 2 lettera f) dell’art. 17 del D. Lgs 241/1997,  possa essere utilizzato in compensazione anche per il pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa senza che la natura dell’attività svolta dal contribuente in qualità di datore di lavoro (sia essa agricola o di qualsivoglia altra natura) possa porre alcun limite alla compensazione stessa.

Dott. Mauro Bello
Centro Studi Mendelsohn 

Con il credito di imposta mezzogiorno, sono finanziabili siti web vetrina e siti web e-commerce nonché hardware come altri computer o stampanti/scanner? 2018-01-26T12:46:56+00:00

Il credito d’imposta investimenti nel Mezzogiorno agevola:

– l’acquisizione di macchinari, impianti ed attrezzature di produzione, che rientrino nella definizione di “investimento iniziale” – così come previsto dal Regolamento UE 651/2014 – e che siano classificabili nelle voci B.II.2 e B.II.3 dell’art. 2424 C.C.

– l’acquisizione di hardware e software – sempre nel contesto di un “investimento iniziale” – strettamente legati alle esigenze produttive e che siano basati su piattaforme cloud computing, dedicati ad organizzazione ed eleborazione di ingenti quantità di dati; gestione di interfacce anche multimediali; utilizzazione di senosristica avanzata per elaborare informazioni complesse; ottimizzazione delle elaborazioni dal punto di vista energetico e della privacy; assistenza in remoto per apparecchiature specialistiche.

Non sono ritenuti agevolabili costi per siti web né per beni come attrezzature d’ufficio e/o arredi.

Per una impresa ubicata nella Regione Puglia, che voglia digitalizzare la propria produzione investendo in macchinari 4.0, vi sono attualmente dei bandi regionali aperti? 2018-01-25T15:53:00+00:00

Gli strumenti attualmente disponibili, attraverso risorse regionali e statali, per un’impresa che voglia investire in Puglia, nell’ambito del piano nazionale impresa 4.0 sono:

1. Credito d’Imposta Investimenti nel Mezzogiorno. Fino al 45% di beneficio sulla spesa sostenuta (o da sostenere entro il 31/12/2019) per acquisto, anche in leasing, di macchinari/impianti/attrezzature. Il credito è fruibile in compensazione su f24 dopo autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

2. Superammortamento del 130%. Cumulabile col Credito d’Imposta sopra citato e con altri strumenti agevolativi. Procedura automatica per l’impresa. Sono esclusi gli automezzi, anche se strettamenti collegati all’attività d’impresa.

3. Iperammortamento del 250%. Cumulabile con gli strumenti ai punti 1 e 2. Sono agevolabili macchinari/impianti/attrezzature/software che siano interconnessi e che soddisfino i requisiti rilevanti dalla vigente normativa. Lo strumento prevede l’intervento di un tecnico abilitato per la redazione di una relazione tecnica che attesti le caratteristiche del bene.

4. Titolo II Capo III Regione Puglia. Lo strumento prevede un contributo a fondo perduto fino al 45% degli investimenti ammissibili ed un finanziamento bancario a tasso agevolato per la realizzazione di investimenti in opere murarie ed assimilabili oltre che in macchinari/impianti/attrezzature/software. Per accedere alle risorse, è necessario verificare l’ammissibilità del codice ATECO 2007 dell’impresa. La criticità della misura sta nei lunghi tempi di istruttoria ed erogazione del contributo.

5. Voucher Digitalizzazione per le PMI. Contributo fino al 50% per l’acquisto di hardware e software, finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali ed all’ammodernamento tecnologico dell’impresa. Il sostegno non potrà comunque superare € 10.000. Qualora il contributo ottenuto sia inferiore al 50% e le caratteristiche dell’investimento e dell’impresa lo consentano, lo strumento potrebbe cumularsi con il Credito d’Imposta Investimenti nel Mezzogiorno.

6. PIA Regione Puglia. Strumento di agevolazione integrata. Sono ammissibili gli interventi in opere murarie ed assimilabili nonché in macchinari, impianti ed attrezzature, spese per R&S, spese per il sostegno alla digitalizzazione ed internazionalizzazione d’impresa. Il programma di investimenti deve rispettare i requisiti previsti dalla vigente normativa regionale.

In linea generale, sono questi gli strumenti immediatamente disponibili. Per scoprire quali sono effettivamente compatibili con una impresa specifica e il suo progetto di investimento occorre acquisire una documentazione di base.

La mia impresa ha acquistato dei beni durante il 2017 e il credito maturato è superiore all’importo che normalmente paghiamo sull’F24; fino a quando possiamo utilizzare il credito in compensazione? C’è una scadenza? 2017-09-28T14:58:58+00:00

Parere tecnico:
No. Non c’è una scadenza se l’importo degli investimenti è inferiore a euro 500.000,00 e non si utilizza la riserva PON.
La compensazione del credito può essere esercitata a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito.
L’utilizzo può avvenire anche in più soluzioni senza alcun limite quantitativo e, pertanto, per importi anche superiori al limite di 250.000 euro applicabile ai crediti di imposta agevolativi.
Non si applica neanche il limite generale di compensabilità di crediti di imposta e contributi di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, pari a 700.000 euro.

Il Centro Studi Mendelsohn

A chi si applica la condizione, prevista dall’art. 3 del DM del 29 luglio 2016, che stabilisce un ammontare complessivo dell’investimento maggiore o uguale a 500.000 Euro per fruire del credito di imposta? 2017-09-28T14:53:48+00:00

Il DM del 29 luglio 2016 disciplina le condizioni per l’utilizzo delle risorse del Programma Operativo Nazionale Imprese e Competitività 2014-2020 FESR in favore delle iniziative imprenditoriali beneficiarie del credito d’imposta di cui all’art. 1, commi 98-108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Il suddetto decreto è destinato esclusivamente alle imprese ricadenti nell’ambito di ammissibilità del PON I&C e stabilisce i criteri di selezione per i progetti da cofinanziare con i fondi strutturali al fine di garantire la piena rispondenza del credito d’imposta con le regole comunitarie. All’art. 3, nello specifico, sono definiti i requisiti per l’ammissibilità al PON I&C dei programmi, limitatamente a quelli presentati da Piccole e Medie imprese, che hanno già ottenuto l’autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta dall’Agenzia delle Entrate. Si precisa che la sussistenza di tali requisiti riguarda unicamente le iniziative ammesse al cofinanziamento nell’ambito del PON I&C, mentre resta ferma l’autorizzazione a fruire le agevolazioni rilasciata dall’Agenzia delle Entrate a valere su risorse nazionali, purché siano rispettati i termini della normativa di riferimento del credito d’imposta.

Se volessi utilizzare il credito di imposta per gli investimenti nel mezzogiorno (cosiddetto bonus sud) pari al 45% per le piccole imprese, devo pagare i fornitori prima di poter utilizzare il credito sugli F24? 2017-09-28T09:29:22+00:00

No. Premesso che i beneficiari potranno utilizzare esclusivamente il credito d’imposta “maturato”, ossia il credito di imposta relativo agli investimenti già realizzati al momento della compensazione, si rileva che il credito matura nel momento in cui si sostengono le spese. Le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute, per i beni mobili, alla data di consegna o spedizione, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale (vedi Circolare n. 34/E del 3 agosto 2016, pagina 20). Ne consegue che il pagamento ai fornitori non rileva al fine della maturazione del credito.

Per l’acquisto entro il 2017 di un macchinario altamente tecnologico di cui siamo in possesso già del contratto di acquisto, si può chiedere sia il credito di imposta bonus sud (già adesso con il contratto perché la fattura ci sarà fatta a novembre con la consegna del bene) sia l’iperammortamento dopo l’acquisto del bene? 2017-07-24T09:09:52+00:00

Le agevolazioni previste dal cosiddetto “bonus sud” sono cumulabili con quelle previste dal cosiddetto “iperammortamento“. La richiesta del bonus sud va inoltrata all’Agenzia delle Entrate anche successivamente al contratto di acquisto del bene, mentre per accedere all’iperammortamento il bene deve essere ordinato entro il 31.12.2017 e versato al fornitore un acconto di almeno il 20%. Pertanto per beni consegnati e messi in funzione a novembre come nel caso specifico, sarà solo necessario versare al fornitore l’acconto del 20% sul prezzo del bene per poter accedere all’iperammmortamento. L’accesso ad entrambe le agevolazioni non è tuttavia automatico. Per quanto riguarda il bonus sud vanno valutate le caratteristiche del bene e il programma di investimenti di cui fa parte, che deve essere un ‘investimento iniziale’ come previsto dal Regolamento 651/2014 UE. Mentre per quanto riguarda l’iperammortamento vanno valutate non solo le caratteristiche del bene, ma anche le modalità di connessione di questo con il ciclo produttivo e con altre macchine presenti in fabbrica. La valutazione si basa non solo sul preventivo dettagliato del bene, con allegata scheda tecnica, ma anche sul layout della fabbrica e su un sopralluogo tecnico che deve determinare la possibilità o meno del bene di godere delle due diverse agevolazioni. Qualora vi siano i requisiti, un ingegnere rilascerà idonea relazione tecnica che consentirà all’impresa di accedere ad entrambe le agevolazioni e di mantenerle in caso di controlli da parte degli organismi competenti (Agenzia delle Entrate, Ministero dello Sviluppo Economico, Guardia di Finanza).

Dobbiamo acquistare un carrello elevatore per il reparto carpenteria. Questa spesa è ammissibile all’agevolazione prevista dal BONUS SUD (credito di imposta investimenti sud)? 2017-07-06T15:05:58+00:00

Il comma 99 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 – Credito di imposta per gli investimenti nel mezzogiorno – individua la tipologia di investimenti per i quali è possibile usufruire dell’agevolazione.

Tale comma prevede che “sono agevolabili gli investimenti, facenti parte di un progetto di investimento iniziale come definito dall’articolo 2, punti 49,50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, relativi all’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio”.

Per “progetto di investimento iniziale” si intende:

  • la creazione di un nuovo stabilimento
  • l’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente
  • la diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente
  • un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente
  • per le grandi imprese localizzate nelle aree di cui all’art. 107, par. 3, lett. c), del TFUE, quelli a favore di una nuova attività economica (cfr. articolo 2, punto 49 e 51, articolo 2, del regolamento citato).

Sono esclusi pertanto dall’agevolazione gli investimenti di mera sostituzione in quanto gli stessi non possono essere mai considerati “investimenti iniziali” (cfr. Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2014-2020 (p. 20), Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 (p.34), Orientamenti in materia di aiuti di stato a finalità regionale 98/C 74/06 (p. 4.4), nonché circolare n. 38/E dell’11 aprile 2008).”

Nel caso in questione, l’acquisto di un carrello elevatore risulterebbe pertanto spesa ammissibile alle agevolazioni solo se facesse parte di un progetto di investimento iniziale.
Qualora invece si trattasse dell’acquisto isolato del solo carrello elevatore, questo dovrebbe essere considerato come ‘investimento di mera sostituzione’ e pertanto spesa non ammissibile.

Si tratta di valutare in conclusione se il nuovo carrello determini “l’ampliamento della capacità dello stabilimento esistente” nel quale il nuovo carrello viene utilizzato. In questo caso questo investimento rientra tra gli investimenti ammissibili. Nel caso in cui invece il nuovo carrello non determini alcun ampliamento, questa spesa non può godere delle agevolazioni.

In caso di risposta positiva da parte dell’Agenzia delle Entrate all’istanza che l’impresa presenterà per usufruire dell’agevolazione, l’incidenza del nuovo carrello in merito al possibile “ampliamento della capacità dello stabilimento esistente” va dimostrata, in sede di controllo, attraverso una relazione tecnica (meglio una perizia giurata) a firma di tecnico abilitato che individui l’entità numerica precisa di tale ampliamento, sia in termini di aumento della capacità produttiva, sia in termini di potenziali ricavi aggiuntivi.

Il Centro Studi Mendelsohn

Siamo una azienda di grandi dimensioni operante in Puglia e intendiamo effettuare investimenti per il risparmio energetico. A quali contributi possiamo accedere? 2017-07-06T15:09:54+00:00

L’azienda in questione intende effettuare investimenti finalizzati al risparmio energetico prevedendo l’installazione di un impianto fotovoltaico, di lampade LED e di un trasformatore di energia all’interno dello stabilimento.

PARERE TECNICO

Per soddisfare la richiesta del cliente la nostra direzione tecnica ha preso in considerazione diversi strumenti agevolativi ed è giunta alla seguente conclusione.

Non è possibile applicare lo strumento finanziario “Titolo VI – Aiuti per la Tutela dell’Ambiente” della Regione Puglia, poiché tale strumento è rivolto esclusivamente a microimprese, imprese di piccola dimensione e medie imprese.

Il credito d’imposta disponibile attraverso l’utilizzo del Bonus Sud non può applicarsi poiché i beni non hanno il requisito della “strumentalità” rispetto all’attività esercitata dall’impresa.

La normativa di cui sopra prevede che siano agevolabili gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie, relativi alla creazione di un nuovo stabilimento, all’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente e a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente.

Il superammortamento è l’unica agevolazione applicabile per questo caso e prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di beni materiali acquistati entro il 31 dicembre 2017, data che poi è stata prorogata fino al 30 giugno 2018.

Gli impianti fotovoltaici tornano ad essere considerati beni mobili.

La circolare 4/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate trae spunto dalla normativa sugli imbullonati per affermare che, non essendo più accatastabile con il fabbricato, l’impianto fotovoltaico può essere ammortizzato con aliquota del 9 % e pertanto tale bene può usufruire del superammortamento maggiorando il costo del 40%.

Di seguito un esempio di calcolo con ammortamento e superammortamento.

NORMALE AMMORTAMENTO
Costo d’investimento per impianto Fotovoltaico: 20.000 €
Coefficiente d’Ammortamento: 9%
Quote d’Ammortamento: 20.000 € x 9% = 1.800 €
Periodo di ammortamento: 20.000 € / 1.800 € = circa 11 anni

CON IL SUPER AMMORTAMENTO
Costo d’investimento per impianto Fotovoltaico: 20.000 €
Maggiorazione del 40% dunque costo dell’investimento per impianto Fotovoltaico: 28.000 €
Coefficiente d’Ammortamento: 9%
Quote d’Ammortamento: 28.000 € x 9% = 2.520 €
Periodo di ammortamento (resta uguale): circa 11 anni
Deduzione totale: 2.520 € x 11 anni = 28.000 € invece di 20.000 €

 

dott. Marco Pandolfi
Direttore Produzione

 

Il commercialista che segue l’impresa può sempre firmare la certificazione contabile che attesta il sostenimento delle spese agevolabili dal credito d’imposta per ricerca e sviluppo? 2017-06-10T13:20:20+00:00

L’articolo 10 del D.Lgs. n. 39/2010, che tratta di revisione legale, prevede che il revisore legale che effettua la revisione dei conti di una società debba essere indipendente da questa e non debba essere in alcun modo coinvolto nel suo processo decisionale.

Specifica, inoltre, che il revisore non deve effettuare la revisione legale dei conti di una società qualora tra tale società e il revisore legale sussistano relazioni finanziarie, d’affari, di lavoro o di altro genere, dirette o indirette, comprese quelle derivanti dalla prestazione di servizi diversi dalla revisione contabile, dalle quali un terzo informato, obiettivo e ragionevole, trarrebbe la conclusione che l’indipendenza del revisore legale o della società di revisione legale risulta compromessa.

Si può fare riferimento come giurisprudenza ad un parere della regione Toscana.

La Regione, ai fini della partecipazione ad un bando, obbligava a svolgere l’incarico di revisione conformemente alla norma internazionale ISRS (International Standard on Related Services), la norma sui principi di revisione applicabili negli incarichi speciali, n. 4400 “Impegni per realizzare procedure condivise relative ad informazioni finanziarie” che stabilisce standard (Engagements to perform Agreed-upon Procedures regarding Financial Information) dell’IFAC, nonché al Codice deontologico dei contabili professionisti (Code of Ethics for Professional Accountants) dell’IFAC.

Proprio a questo fine, la Regione ha stabilito, all’interno dello schema della perizia giurata richiesta, che l’attestazione dovesse essere rilasciata da parte di “un soggetto professionalmente qualificato, esterno alla struttura aziendale”, iscritto nel registro dei Revisori Legali di cui all’art. 1, co. 1, lett. g) del D.Lgs. 39/2010.

A specifica richiesta di parere, pubblicata, anche tramite FAQ, la Regione ha escluso che le imprese potessero rivolgersi al proprio commercialista per l’incarico di revisione.

La nostra azienda deve acquistare alcuni carrelli elevatori da impiegare nella movimentazione dei prodotti in magazzino e durante il ciclo di produzione. Questi beni possono godere delle agevolazioni previste dall’iperammortamento al 250%? 2017-06-10T13:20:20+00:00

Nuova Sabatini, apertura ai fondi bancari e tempi più veloci

Tutti gli strumenti, attrezzature, mezzi e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione e la pesatura automatica dei pezzi, che rientrano nella categoria di macchine operatrici e motrici (quindi anche un carrello elevatore), possono essere agevolati.
I vincoli che devono essere soddisfatti sono i seguenti:

  1. Il carrello deve essere controllato per mezzo di CNC e/o PLC
  2. Il carrello deve scambiare informazioni con sistemi interni (es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio, anche in remoto, e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) e/o esterni (es.: clienti, fornitori, partner nella progettazione e sviluppo collaborativo, altri siti di produzione, supply chain, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (esempi: TCP-IP, HTTP, MQTT, );
  3. Il carrello deve essere identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es.: indirizzo IP).
  4. Il carrello deve avere a bordo un sistema di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto
  5. Il carrello deve avere a bordo sensori che consentano il monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo

Si precisa che il carrello elevatore, per le sue caratteristiche particolari, è un bene che necessita sempre di perizia da parte di un tecnico abilitato per rilevarne i requisiti di accesso all’agevolazione.

Quali sono le voci di spesa agevolabili con il credito di imposta per ricerca e sviluppo? 2017-06-10T13:20:20+00:00

Le voci di spesa agevolabili sono le seguenti:

  • personale dipendente o in rapporti di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni
  • strumenti e attrezzature di laboratorio
  • ricerca commissionata a terzi
  • competenze tecniche e privative industriali
Per il credito di imposta per ricerca e sviluppo c’è un importo massimo utilizzabile? 2017-05-21T08:53:04+00:00

Sì, l’importo massimo è stato quadruplicato con la legge di bilancio 2017 e portato a 20 milioni di euro.

La nostra impresa svolge attività di ricerca e sviluppo per conto di un’altra impresa dello stesso nostro gruppo. Possiamo utilizzare il credito di imposta ricerca e sviluppo previsto dalla legge di bilancio 2017? 2017-05-21T08:51:23+00:00

Sì, per le attività svolte a partire dal 1 gennaio 2017 questo è possibile.

Ci sono scadenze per chiedere il credito di imposta ricerca e sviluppo? La nostra impresa ha sostenuto spese di ricerca nel 2015 ma non ha presentato alcuna domanda né ha utilizzato il credito spettante. 2017-05-21T08:50:37+00:00

Non ci sono scadenze. La Circolare 13/E del 27 aprile 2017 ha chiarito che possono accedere al credito di imposta anche le imprese che non hanno ancora considerato questa opportunità, anche per costi sostenuti nel 2015. Essendo automatica la maturazione del credito semplicemente a seguito della semplice effettuazione delle spese, la legge non subordina il diritto alla spettanza del credito di imposta né la sua fruizione alla rilevazione in bilancio o nella dichiarazione dei redditi. Ne consegue che in qualunque momento l’impresa può utilizzare il credito maturato. La mancata esposizione nel quadro RU dei dati relative al credito maturato va semplicemente sanata con la presentazione da parte dell’impresa di una dichiarazione integrativa.

Il credito di imposta sulla ricerca si può utilizzare anche nel tempo? 2017-05-21T08:49:33+00:00

Sì, non ci sono limiti temprali per la fruizione del credito di imposta in compensazione, a partire dall’esercizio successive a quello in cui I costi sono stati sostenuti.

La nostra azienda ha sostenuto nel 2016 alcuni costi riferiti all’innovazione dei prodotti che facciamo. E’ tardi per chiedere il rimborso dallo Stato? 2017-05-23T15:29:46+00:00

No, non è tardi. La legge consente di chiedere il rimborso del 50% o del 25% dei costi sostenuti, producendo una semplice dichiarazione integrativa al bilancio depositato con la relativa certificazione.

La mia impresa ha fatto nel 2016 uno studio teorico, senza alcuna applicazione alla produzione, su argomenti inerenti la normativa Reach in Europa. Vorrei sapere se questo studio si può considerare come ricerca industriale? 2017-06-10T13:20:20+00:00

Sì, i costi sostenuti per realizzare questo studio (personale dedicato) sono considerate dalla legge costi di ricerca e sono pertanto ammissibili al credito di imposta sulla ricerca e sviluppo del 50%ì

Nel 2016 il nostro ufficio tecnico ha dedicato molto tempo al progetto e ai disegni esecutivi di un nuovo prodotto che ci potrebbero commissionare già nel 2017. C’è qualche contributo dello Stato? 2017-06-10T13:20:20+00:00

Sì, i costi del personale (buste paga) sostenuti per queste attività rientrano tra i costi ammissibili al credito di imposta ricerca e sviluppo e godono pertanto del 50% a fondo perduto (mediante compensazione sugli F24). L’entità dei costi va calcolata moltiplicando il costo orario della persona (costo lordo) per le ore effettivamente lavorate su queste attività.

A febbraio 2016 abbiamo commissionato ad una Università uno studio sulla possibilità di produrre alcuni prodotti in plastica utilizzando una nuova tecnologia ancora non bene sperimentata. Possiamo avere qualche aiuto pubblico? 2017-05-23T15:28:28+00:00

Sì, l’acquisto di ricerca da Università è soggetto a contributo del 50% con compensazione sugli F24 a partire dal 1 gennaio 2017.

La mia società gestisce un albergo in Puglia. Ho sentito dire che gli alberghi non possono accedere al credito di imposta per la ricerca. E’ vero? 2017-05-23T15:30:02+00:00

Gli alberghi, come tutte le altre imprese operanti in qualunque settore economico, possono senz’altro accedere al credito di imposta ricerca e sviluppo.

Lavoriamo nel campo del trattamento metalli. Ogni anno il nostro ufficio tecnico è impegnato a studiare nuovi sistemi di trattamento e nuovi materiali da utilizzare con nuove tecnologie. Possiamo contare su qualche aiuto dello Stato, anche per le spese già sostenute? 2017-05-23T15:28:28+00:00

Sì, gli studi descritti sono ammissibili al credito di imposta ricerca e sviluppo. Una volta determinati i costi effettivamente sostenuti per questi studi, spetta alla sua alla vostra azienda il 50% a fondo perduto.

Produciamo pasta e taralli. Siamo sempre impegnati a capire come produrre gli stessi prodotti a costi inferiori. Questa attività porta via almeno il 50% del tempo dei miei ingegneri. A quali finanziamenti possiamo accedere? 2017-05-20T15:57:24+00:00

I costi sostenuti per queste attività sono sicuramente riconducibili a ricerca e sviluppo e sono pertanto agevolabili con il 50% a fondo perduto, limitatamente alle ore effettivamente impegnate in attività non riconducibili alla produzione.

Produciamo e vendiamo martelli pneumatici. Abbiamo intenzione di affacciarci su nuovi mercati esteri e ed abbiamo incaricato un consulente esterno di studiare un piano di marketing. Le fatture di questo consulente possono avere qualche contributo? 2017-05-23T15:30:30+00:00

I costi sostenuti per queste attività di consulenza sono classificabili come “acquisizione di nuove conoscenze commerciali” e possono avere il contributo previsto dalla legge sul credito di imposta ricerca e sviluppo.

Effettuiamo lavorazioni meccaniche, lavoriamo su commessa e riceviamo i disegni dai clienti. Ogni 3 mesi i disegni che arrivano si riferiscono ad un nuovo prodotto. Il problema è che ogni volta dobbiamo studiare come produrre quel nuovo prodotto e in che modo risparmiare tempi di lavoro. Ho sentito dire che questo tempo è da considerare ricerca. E’ così? 2017-05-20T15:53:04+00:00

I costi sostenuti per migliorare il processo produttivo sono da considerare costi di ricerca e possono pertanto godere di contributo dello Stato.

Una società ci ha proposto di avviare l’implementazione di un piano di innovazione digitale nella nostra fabbrica al fine di adeguarla ai parametri di Industria 4.0. I costi che sosterremo possono avere qualche agevolazione pubblica? 2017-07-06T15:10:49+00:00

Sì, i costi sostenuti per un piano di innovazione digitale sono sicuramente agevolabili al 50% nell’ambito della legge sul credito di imposta ricerca. Questo contributo è anche cumulabile con qualunque altro contributo, anche a fondo perduto, previsto da bendi regionali o statali.

Vogliamo realizzare un piccolo impianto pilota per sperimentare una nuova tecnologia di produzione di gas da biomasse agricole. Ci sono contributi a fondo perduto per questo impianto? 2017-06-10T13:20:20+00:00

Gli impianti pilota rientrano nelle spese ammissibili al credito di imposta ricerca solo per la parte che riguarda il personale impiegato (nella progettazione e nella costruzione); non rientrano invece i materiali utilizzati. Il contributo è cumulabile con qualunque altro contributo, anche a fondo perduto, previsto da bendi regionali o statali.

Nel corso del 2016 abbiamo impiegato un nostro ingegnere per studiare come migliorare l’efficienza della produzione. Questa è ricerca? 2017-05-20T16:11:48+00:00

Sì, i costi sostenuti per queste attività si possono considerare come costi di ricerca e sviluppo e sono pertanto ammissibili al credito di imposta sulla ricerca e sviluppo.

La mia impresa ha fatto nel 2016 uno studio sui possibili mercati di sbocco del nostro prodotto, allo scopo di ideare un nuovo prodotto che possa essere venduto su questi mercati. I costi sostenuti possono essere classificati come ricerca e sviluppo? 2017-05-23T15:30:54+00:00

Sì, i costi sostenuti per queste attività si possono considerare come costi di ricerca e sviluppo e sono pertanto ammissibili al credito di imposta sulla ricerca e sviluppo.